L’Ucraina è devastata, l’Occidente lotta per trovare una continuazione adeguata
I. La situazione in Ucraina
Dopo un anno, il paese mostra le conseguenze devastanti della guerra.
All’inizio dell’ultimo trimestre gli attacchi russi con missili e droni contro le infrastrutture ucraine si sono aggiunti all’opera distruttiva precedente. Essi prendono di mira le capacità di combattimento e di resistenza dell’Ucraina e spesso colpiscono in tal modo da mettere in discussione l’abitabilità in diverse parti del Paese, il funzionamento della sua economia e del suo governo. 1 Le forze armate ucraine sono state impegnate dalla Russia su un ampio fronte in una guerra di posizione che agli osservatori esperti ricorda alcuni toponimi francesi e belgi della seconda guerra mondiale; l’Ucraina ha fino a questo punto subito solo piccole perdite territoriali nell’est del Paese, ma delle grandi perdite in termini di uomini e materiale. 2 Per la gioia dei sostenitori dell’eroismo ucraino e di un ordine di pace europeo intatto, anche l’esercito russo sta registrando un enorme numero di morti e di perdite materiali mentre lancia in battaglia moltissimo materiale umano appena mobilitato. Ciò che preoccupa l’ovest è tuttavia il fatto che rispetto all’Ucraina ha molto, molto più di entrambe le risorse. I russi stanno facendo valere la loro superiorità militare in un modo che non solo esclude a lungo termine ulteriori offensive ucraine come quelle di Kharkiv e Kherson, ma porta anche l’esercito ucraino sull’orlo della sconfitta.
Nonostante ciò, l’obiettivo bellico del governo ucraino non è cambiato: La completa integrità territoriale del Paese, la riconquista di tutti i territori annessi e occupati dalla Russia, compresa la Crimea, rimane il sacro diritto della nazione ucraina. Per il governo ucraino la difesa di questi obiettivi richiede come sempre anche la disponibilità a fare sacrifici per la liberazione o la rinascita di un popolo finalmente libero dalla Russia, pienamente “ancorato” all’Occidente europeo. Tuttavia, questa ambiziosa pretesa è palesemente sproporzionata rispetto all’attuale situazione bellica. Nessuno lo sa meglio di Zelensky, le cui richieste ai suoi sponsor nel potente e generoso collettivo occidentale sono di conseguenza urgenti e complessive: più munizioni, più armi e armi migliori. Queste includono alcune armi vietate dal diritto internazionale, come le bombe a grappolo e le bombe al fosforo, che non mancano negli arsenali occidentali, ma soprattutto quelle con una migliore reputazione, cioè carri armati, jet da combattimento, missili con una gittata e una potenza che consentano alle forze armate ucraine di colpire più efficacemente la potenza bellica russa ovunque sul territorio ucraino e sul territorio russo.
Con tutto questo, Zelensky chiede ai suoi partner qualcosa di più, ovvero niente di meno che la decisione di rendere la guerra dell’Ucraina letteralmente e definitivamente la guerra dell’Occidente. La relativa opera di persuasione comprende l’invocazione – soprattutto durante le visite a Washington, Londra, Parigi e Bruxelles – di un insieme comune di valori: l’Ucraina non sta combattendo solo per il diritto di tutti gli ucraini alla riunificazione sotto il governo di un’autorità statale ucraina con sede in Occidente, ma anche per i valori dell’Occidente – per il suo ordine di pace, il suo liberalismo, persino il suo stile di vita. In questo senso, Zelensky adopera esempi di interessi comuni, dichiarando l’esplosione di un missile di difesa ucraino caduto sul territorio polacco come un attacco missilistico russo a destinazione del territorio della NATO, e il sorvolo di un missile russo sul territorio rumeno – negato dalla Romania – come un attacco allo stesso territorio…. Non c’è dubbio: queste sono le argomentazioni di un partito di guerra impotente e dipendente.
II. La risposta dell’Occidente
La risposta che l’Ucraina riceve dalle capitali occidentali è sempre la stessa:
“L’Ucraina avrà tutto ciò di cui ha bisogno, finché ne avrà bisogno”. (ad esempio Scholz)
Nessun destinatario del messaggio lo interpreta erroneamente come un accordo da parte dell’Occidente di soddisfare tutte le richieste materiali dell’Ucraina in modo completo e duraturo. La dichiarazione di ininterrotta disponibilità a sostenere la guerra è interpretata da tutti esattamente così come la intende il mittente: sono gli stessi sponsor occidentali e nessun altro – né l’Ucraina, né la Russia, né la belligeranza di gran parte dell’opposizione e dell’opinione pubblica – a determinare ciò di cui l’Ucraina ha bisogno, quando e per quanto tempo. Ciò che il cancelliere tedesco chiama “prudenza” è definito in modo simile anche dalla Casa Bianca, insistendo sul fatto che la fornitura di materiale bellico all’Ucraina è determinata da quello di cui i fornitori “hanno bisogno” ovvero si aspettano,dalla difensiva ucraina.
Dal punto di vista della comunità occidentale, il drastico effetto che ha la guerra di logoramento sull’Ucraina si presenta in modo diverso: come un pericolo acuto per la continuità dei suoi calcoli bellici anti-russi, per i quali ha attrezzato l’Ucraina per diventare un esercito funzionante/efficiente – cioè un esercito in grado di combattere contro la superiorità militare russa – e per il quale gli ucraini stanno combattendo con tutta la loro motivazione nazionalista, cioè in modo quasi ideale. Sarebbe la fine dell’esperimento di infliggere alla potenza nucleare russa con questa guerra per procura una sconfitta, da cui non potrebbe facilmente riprendersi, e questo nel modo imperialisticamente più conveniente di una battaglia su territorio straniero e senza i propri “boots on the ground”. La coraggiosa lotta dell’Ucraina – insieme alla guerra economica su larga scala dell’Occidente – ha portato a un soddisfacente e massiccio logoramento della potenza bellica della Russia, 3 ma anche a un logoramento esistenziale del suo utilissimo rappresentante. Per non perdere i suoi sponsor occidentali, è in programma un’operazione di salvataggio: L’Ucraina deve poter continuare a sopportare la guerra che la sta distruggendo.
Ma cosa significa “continuare”? Alla luce dei danni che un anno di guerra ha inflitto all’esercito ucraino e di ciò che il suo avversario russo, nonostante il suo logorio, è ancora in grado di mobilitare in termini di potenza bellica, il semplice proseguimento della guerra, necessaria e utile, richiede una decisiva escalation. Le “linee rosse” che un tempo l’Occidente tracciava sulle sue forniture di armi affinché l’esautorazione della Russia potesse essere effettuata nel modo imperialisticamente comodo, sotto controllo e sul suolo ucraino, devono essere oltrepassate per lo stesso motivo, perché l’esautorazione della Russia deve essere effettuata sul suolo ucraino. Per poter farlo, l’Ucraina ha bisogno di missili di difesa aerea del tipo più potente, di mezzi blindati di ricognizione e di carri armati, possibilmente anche di jet da combattimento in appoggio della fanteria e di munizioni sufficienti per tutto… In sostanza, è necessaria la creazione di un esercito corazzato e di una corrispondente forza aerea. O almeno, questo è ciò che dovrebbe essere.
Allo stesso tempo, l’ultimo trimestre dimostra che tutte le richieste e consegne del materiale bellico diventano immediatamente oggetto di dubbi e rivalità: L’eterno “blocco” dei Leopard e degli altri carri armati ha portato a una celebrata “svolta”: alla fine le consegne vengono autorizzate ma iniziano le difficoltà di creare anche un solo battaglione di carri armati. La “dinamica” creata da questa decisione porta immediatamente a segnali di disponibilità a procedere con la consegna di jet da combattimento, ma solo per mettere tutto immediatamente in dubbio e infine rinviare la decisione. 4 A quanto pare l’attuale esito bellico pone all’Occidente particolari insidie:
- Le sfide rilevanti sono innanzitutto di natura tecnico-guerresca: la gestione degli equipaggiamenti richiede lunghi periodi di addestramento, di fatto troppo lunghi per mettere l’esercito ucraino in condizione di affrontare l’offensiva russa di primavera; la gestione della relativa logistica (trasporto, rifornimento di carburante, rifornimento di munizioni, riparazioni, ecc.) comporta la creazione di una struttura del tutto nuova e a livello delle capacità della NATO. Questo richiede tempo. Ma deve essere fatto ora. 5
- Per quanto urgente sia la consegna di equipaggiamenti vecchi e nuovi, comprese le munizioni, altrettanto discutibile è la loro disponibilità: l’alleanza militare occidentale ha già permesso che l’Ucraina condividesse le proprie scorte di armi e munizioni in modo così generoso che alcuni leader dei Paesi NATO vedono in questo una riduzione sempre più inaccettabile della propria capacità di difesa. 6 Una cosa è ciò che questo rivela sulla portata della partecipazione di Stati che fino a questo momento non sono ufficialmente in guerra. L’altra è la conseguenza che ne deriva per le singole potenze della NATO e per il loro Segretario Generale: niente di meno che la necessità di mettere in stato di guerra le rispettive industrie degli armamenti, in realtà l’intero complesso militare-industriale occidentale. 7 Costruire e mantenere l’Ucraina come potenza bellica anti-russa in grado di combattere, senza indebolire militarmente le potenze protettrici: questa pretesa delle potenze NATO sul programma di guerra, che finora hanno gestito come la finzione di un semplice programma di aiuti, giunge così a un limite. Già per compensare il massiccio consumo di armi dell’Ucraina, e ancor più per non diminuire la propria forza di combattimento, è necessario passare a un’economia di guerra. Con la necessaria riorganizzazione della loro industria militare in base alle esigenze dei veri belligeranti, i bilanci e le economie delle potenze della NATO si trovano di fronte a un problema ancora più grande; si vedono di fronte alla questione di quanto valga ancora per loro la guerra in Ucraina. E indipendentemente dal fatto che molte potenze della NATO decidano di fare questo passo, vale lo stesso discorso: La produzione di ciò che è necessario richiede tempo – troppo tempo, in ogni caso, per il salvataggio del loro rappresentante, per il quale anche questi sforzi arriverebbe troppo tardi.
– Così, il passo all’escalation che si ritiene necessario adesso, mette a dura prova il principio di base, il motto e il mantra di una guerra che è estremamente “prudente” perché in tal modo è redditizia per l’Occidente. La guerra “indiretta” delle parti non belligeranti della NATO, la distinzione tra fornitori e utilizzatori di armi occidentali si scontra con le necessità che la situazione del delegato ucraino pone ai suoi sponsor. Questa emergenza richiede di dotare l’Ucraina di armi qualitativamente nuove, che non si possono avere senza il relativo supporto tecnico e gli equipaggi operativi: un impegno militare che renderebbe definitivamente insostenibile la posizione ufficiale dell’Occidente di non essere parte in causa, ma solo di aiutare l’Ucraina, e che culminerebbe nel confronto diretto dei soldati della NATO con quelli russi.
Ma all’inizio del secondo anno di guerra, questo sembra essere ancora fuori questione, così come una sconfitta dell’Ucraina. Questo non rende meno urgente la decisione che l’Occidente deve prendere ma che rimanda con ancora più decisione. L’Occidente insiste su entrambi i lati del suo programma di guerra: da un lato, sull’interesse di combattere la Russia in modo così efficace da danneggiarne definitivamente la sua potenza bellica, dall’altro, sull’interesse di portare avanti questa lotta non come parte bellica diretta, ma attraverso il rappresentante ucraino: una Proxy War ovvero guerra per procura. Proprio più procede questo programma di guerra, più si sta dimostrando contraddittorio, poi allo stesso tempo così produttivo e promettente che l’Occidente non vuole abbandonarlo.
Per l’Ucraina stessa, questo significa in termini pratici: il modello di una guerra per procura si perpetua come l’obbligo di resistere come quella potenza bellica che l’Occidente ha creato e di continuare a combattere con i propri scopi e mezzi bellici, fino a quando i suoi sponsor non la renderanno una potenza del calibro capace di rendersi utile con i propri progressi bellici, con le proprie offensive e riconquiste. Per il momento, bisogna rispondere alle conquiste belliche russe con controffensive locali per far uscire l’Ucraina dalla rovinosa guerra di posizione e con l’indebolimento, in teatri selezionati, del fronte russo. Le armi rilevanti si chiamano artiglieria moderna, missili a lungo raggio – ma su scala limitata; carri armati – ma non nelle varianti più moderne, cioè più potenti, cioè non su scala decisiva per la guerra e senza i mezzi per il combattimento coordinato dei diversi reparti militari con i quali le forze armate avrebbero pieno effetto sul campo di battaglia. L’Ucraina riceve più munizioni e più lezioni di tiro per far durare questa merce sempre scarsa, e istruzioni strategiche su dove e quando usare le sue armi e il suo materiale umano nel modo più efficace, perché anche queste merci devono durare più a lungo possibile. 8 In questo modo, la guerra comprende non solo più costi per la Russia ma anche più impiego di materiale e più perdite, per essere prolungata in una fase successiva che renderà le perdite da parte ucraina utili per il collettivo degli sponsor occidentali. 9 In breve: un esperimento bellico che, nello stile neutrale della scienza militare, funziona così: l’Ucraina deve prima “assorbire” la potenza bellica russa e la sua nuova offensiva – con la prospettiva, auspicabilmente proclamata, che tanta “pazienza strategica” porterà ad un altro logoramento dell’esercito russo. Poi, dove possibile, si potrebbe avere anche una nuova controffensiva, con la quale l’Ucraina potrebbe riconquistare altro territorio ucraino e i cuori dei suoi sostenitori occidentali.
III Il contributo della leadership occidentale: escalation, deterrenza e ordini in tutte le direzioni
L’amministrazione Biden sta facendo ciò che ha dichiarato necessario: togliere alla Russia la capacità di fare la guerra per conto proprio. E lo sta spiegando in modo che il mondo sappia con che cosa ha a che fare quando l’America assicura la Pax Americana.
Innanzitutto sente la necessità di un chiarimento interno, soprattutto nei confronti dei repubblicani al Congresso: Da alcuni mesi, infatti, essi nutrono il sospetto che l’America venga sfruttata dal suo protégé ucraino e dai suoi scrocconi europei, facendosi così coinvolgere in una guerra che non le conviene . Certo, il sospetto è sicuramente ingiustificato. Ma il continuo avviso di non emettere più “assegni in bianco” all’Ucraina non è altro che l’esplicita insistenza su quella che sotto Biden è in ogni caso la linea guida fondamentale della partecipazione americana alla guerra: l’America fa si che la guerra venga condotta in Ucraina e deve quindi sempre dirigerla secondo i propri calcoli e obiettivi. Alla luce della portata di questa partecipazione alla guerra, dell’aumento dei costi e dei rischi, questa astratta preoccupazione dell’opposizione si intensifica: È necessario dimostrare concretamente che l’America non è immersa in un pantano bellico che le impedisce di stare al di sopra dei suoi concorrenti – e cioè al di sopra di tutti gli altri. Una piccola ma crescente minoranza di repubblicani di Trump sta già chiedendo la fine degli aiuti all’Ucraina, mentre un gruppo un po’ più numeroso sta esprimendo la preoccupazione più costruttiva che nel combattere la Russia in Ucraina gli Stati Uniti non devono perdere di vista l’essenziale: il principale nemico è la Cina.
La risposta dell’amministrazione Biden, ancora condivisa dalla maggioranza dei membri del Congresso: La guerra in Ucraina è la partita decisiva per la lotta degli Stati Uniti per la sua supremazia. Qui si difendono le regole dell’ordine mondiale, caratterizzato soprattutto dal fatto che l’America lo garantisce con la sua forza e che tutte le altre potenze lo rispettano. Questo viene chiamato “ordine internazionale di pace”. Gli Stati Uniti non possono sottrarsi a questa prova a cui l’invasione russa li sta sottoponendo, quindi bisogna indebolire assolutamente la Russia. Nello stesso tempo non trascurano la prova di forza con la grande sfida cinese – Biden vi attribuisce grande importanza. In primo luogo, perché l’amministrazione Biden nonostante la guerra per procura in Ucraina si occupa abbastanza della Cina.10 In secondo luogo, perché la guerra in Ucraina è attualmente la battaglia decisiva nella più ampia ed epocale disputa, determinata dalla Cina, sulle regole dell’ordine mondiale, ossia sull’autorità di stabilirle e farle rispettare. Si tratta di una precisazione imperialista di tipo fondamentale: non c’è alternativa all’uso efficace della forza per dimostrare la propria capacità e volontà di affermarsi nel mondo – e questa è la questione cruciale quando si parla di “rivalità delle grandi potenze”. È costoso – specialmente con un avversario come la Russia – ma deve essere fatto; l’America deve pagare il prezzo, lo deve a se stessa come potenza mondiale.
*
Che gli Stati Uniti, con la loro ultima escalation, stiano sfidando la capacità nucleare della Russia in modo nuovo e più acuto – questo è ciò che il governo sta calcolando. Ufficiosamente e con notevole freddezza, i ministeri degli Esteri e della Difesa affermano che Putin non ha quasi più alcuna opzione di escalation convenzionale. Per il governo degli Stati Uniti, questo è molto importante in un primo momento; dopo tutto, la posta in gioco è proprio il logoramento della potenza militare russa in Ucraina. In questo modo, però, gli Stati Uniti si impegnano come potenza nucleare: devono confrontare la Russia con una capacità nucleare ancora più efficace e credibile, in modo che la Russia si lasci inchiodare a un assetto convenzionale della sua potenza bellica in e attraverso l’ in Ucraina senza ricorrere a un’uscita nucleare, anche se solo “tattica”. Una cosa sono tutte le minacce, più o meno segrete, che vengono lanciate a questo scopo; l’altra sono i messaggi ufficiali presentati dall’America nell’ultimo trimestre, ad esempio nella nuova edizione appena pubblicata della “Nuclear Posture Review” nazionale:
“L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sottolinea la persistenza e l’aumento dei pericoli nucleari in un panorama geopolitico sempre più competitivo e volatile. L’invasione illegale e non provocata dell’Ucraina da parte della Federazione Russa nel 2022 ci conferma i rischi nucleari nei conflitti contemporanei”. (NPR, PAG. 1)
Naturalmente, gli Stati Uniti non hanno dimenticato nemmeno per un secondo ciò che l’invasione russa “conferma”. Al contrario, ricordano alla Russia – e a tutti gli altri – ancora una volta che non c’è motivo di dubitare della capacità e della prontezza nucleare degli Stati Uniti. Questa certezza è confermata, in primo luogo, dall’annunciata modernizzazione dell’intera triade nucleare e, in secondo luogo, dall’esplicito rifiuto delle idee di una politica di “no first use” o “sole purpose“, con la quale gli Stati Uniti si limiterebbero – almeno “dichiaratamente” – a un secondo colpo nucleare. L’esperimento di ciò che è in grado di fare questo potere di deterrenza americano è in corso in Ucraina ad un livello superiore.
*
Ciò che l’America deve a se stessa in quanto unica superpotenza, il banco di prova che deve affrontare, lo pretende come un test per gli altri Stati coinvolti in questa vicenda cioè per tutti; di far capire loro cosa devono all’America.
Questo vale innanzitutto per il principale rivale, la Cina, dal cui denaro e peso politico globale la Russia dipende oggi più che mai per la sua capacità di continuare la guerra. La Cina ha ancora di più da contribuire (alla resilienza del deterrente russo,) alla neutralizzazione del potere di deterrenza nucleare russo. La condanna che la Cina ha espresso in riguardo alle minacce nucleari della Russia durante il vertice del G20 a novembre 2022 è stata piuttosto soddisfacente in questo senso – come supplemento al regime di deterrenza americano, come contributo a vincolare la potenza nucleare della Russia entro limiti del teatro di guerra dell’Ucraina e a costringere la sua potenza militare a una rovinosa prova di forza con armi “convenzionali”. Ciò che è inaccettabile, tuttavia, è che la presa di posizione della Cina per la pace globale non significa che lei sostenga la guerra dell’Occidente. Al contrario, quest’ultimo viene incolpato in parte, se non di tutto, del disordine in Europa, della rottura dell’ordine di pace globale, e promuove questo punto di vista anche nel resto del mondo. Per gli Stati Uniti, ciò significa sostanzialmente schierarsi in questa guerra con la parte sbagliata; è così fastidioso proprio perché gli Stati Uniti stanno ora mettendo a dura prova la volontà di cooperazione di tutto il mondo: sia con gli effetti della loro guerra economica globale contro la Russia e sia con la richiesta di contributi a tutti gli Stati. Nessuno Stato è troppo piccolo e insignificante per non soddisfare questa richiesta; anche l’ultimo “failed State” può e deve contribuire con il suo voto alle Nazioni Unite alla condanna della violazione russa dell’ordine di pace internazionale. Tuttavia, questo vale in particolare per i potenti partner russi del club BRICS e per alcuni “Paesi emergenti e in via di sviluppo”: da loro la “indispensable nation” si aspetta molto di più di un comportamento di voto corretto, ovvero anche contributi economici e in alcuni casi – come per il Brasile – militari per danneggiare la Russia. Il fatto che questi stessi Paesi si permettano una posizione neutrale sulla guerra in Europa significa secondo la pretesa imperialista degli USA che stanno dividendo il mondo: minano il fronte unito contro la Russia previsto da tempo dall’America. Di conseguenza, vengono confrontati, a livello bilaterale e durante gli incontri al vertice con la prospettiva di sanzioni secondarie, mentre ad alcuni vengono addirittura offerti aiuti.
Per quanto riguarda la Cina, la potenza più importante e pesante in questo contesto, il governo statunitense non ha alcun dubbio sulla portata del conflitto che con la sua alleanza militare sta affrontando con l’attuale fase di escalation ed è proprio per questo che contemporaneamente intensifica il confronto con la Cina. Vietare le minacce nucleari non è sufficiente; la Repubblica Popolare deve anche negare alla potenza nucleare russa qualsiasi assistenza militare convenzionale, proprio perché la Russia ne avrà più che mai bisogno. Se la Cina non lo farà e fornirà armi proprio al contraente la cui la potenza bellica l’America vuole annientare, allora il piano di pace cinese sarebbe irrilevante: la Repubblica Popolare non dimostra ovviamente alcuna volontà di pace, ma anzi – chi lo sa meglio degli Stati Uniti? – si trasforma in una parte belligerante che sta consapevolmente prolungando la guerra.
*
Ai partner europei il governo statunitense si rivolge in modo più amichevole e cooperativo, ma altrettanto esigente: Biden sottolinea il valore della potenza leader per i suoi alleati più importanti, incoraggiandoli a impegnarsi in modo più indipendente nell’alleanza, ad assumere una maggiore responsabilità di leadership per la sicurezza europea e per un ordine mondiale basato su regole. Questo vale innanzitutto per la leadership della Germania – in primo luogo in modo assoluto, e in secondo luogo in vista dei requisiti speciali di armamento che sono necessari nella fase di escalation ormai imminente. La leadership che l’America esige è perfettamente in linea con la fedeltà che chiede all’Europa e in particolare alla Germania: assumere un ruolo guida nella fase di escalation che l’America sta già praticamente avviando. Se Biden deve promettere alcuni dei suoi carri armati ed eventualmente inviarli entro tre quarti d’anno affinché la Germania si arrenda alle sue esigenze, potrebbe ancora andare. Ma in futuro la principale potenza europea deve essere pronta ad agire di propria iniziativa e a proprie spese. Questo è il nuovo spirito della fratellanza d’armi transatlantica.
*
Quindi non è proprio poco quello che l’America post-Trump – tornata alla leadership globale sotto Biden – può guadagnare da questa guerra: una Russia in rovina e un mondo di Stati che dimostra con azioni che servono all’America di essere in linea. Ciò che questo significa per il protégé ucraino è reso chiaro dal tipo di escalation che è prevista: l’Ucraina riceve più e migliori armi, ma allo stesso tempo anche istruzioni che chiariscono che sono solo gli Stati Uniti – in base alla loro volontà politica – a decidere le dimensioni e la durata dello sforzo bellico ucraino. Ciò di cui l’Ucraina ha bisogno per questo scopo e per quanto tempo le verrà comunicato al momento opportuno. Di recente è arrivata anche la cattiva notizia che tra i governanti americani e i loro elettori lo scetticismo sta crescendo: al governo Zelensky viene quindi detto – in modo non ufficiale, ma inequivocabile – che deve almeno accettare l’idea che la sua coraggiosa lotta non finirà assolutamente con una sconfitta, ma nemmeno necessariamente con una vittoria secondo le sue massime aspettative, invece realisticamente a un certo punto con dei negoziati. La buona notizia per Kiev è che Putin, il nemico, non ha alcuna disponibilità a negoziare. Quindi, per il momento, la situazione si sta aggravando. Oltre alle nuove e migliori armi, ci sono le relative assicurazioni di ferma solidarietà, fornite dal capo in persona, e la promessa di molte attrezzature affinché l’esercito ucraino possa continuare a devastare il proprio Paese per una buona causa.
1“Come può un’economia funzionare – pur sostenendo lo sforzo bellico – quando le infrastrutture civili sono così gravemente danneggiate? Non credo che si sia mai vista una cosa del genere prima d’ora”, ha detto Simon Johnson, un economista del MIT che è in contatto con i funzionari ucraini. ‘Non ricordo nessuna economia che ci abbia mai provato’… Il Ministro delle Finanze ucraino Serhiy Marchenko stava già chiedendo al Segretario del Tesoro Janet Yellen miliardi di aiuti quando l’ha avvertita per la prima volta del bombardamento delle infrastrutture da parte della Russia. L’Ucraina, governata da oligarchi e in costante bisogno di salvataggi, era nel caos finanziario molto prima dell’invasione russa. Una guerra in piena regola ha mandato in tilt l’economia del Paese”. (Washington Post, 15-12-22)
Il governo ucraino è diventato una pura amministrazione di guerra; tutto ciò che fa ancora in termini di economia serve per il mantenimento, il funzionamento e la continuazione della sua lotta per l’autoaffermazione; ciò che può fare per questo è interamente grazie al sostegno finanziario delle potenze occidentali. Ciò che si continua a sommare nel Paese in termini di “cifre di bilancio” e “crescita” è in gran parte di carattere piuttosto fittizio: “L’Ucraina ha bisogno di un prestito multimiliardario per sostenere il bilancio statale. Il governo ucraino vuole negoziare a questo proposito con i rappresentanti del FMI a Varsavia la prossima settimana, riferisce la Reuters. Questo avviene mentre l’agenzia di rating internazionale Moody’s ha abbassato ieri il rating sovrano dell’Ucraina a Ca da Caa3, prevedendo che una guerra con la Russia creerà delle sfide a lungo termine per l’economia del Paese. Questo rating significa che il debito è probabilmente in default o molto vicino al default”. (strana.news, 11.2.23)
Il crollo della vita civile non solo abbatte il morale della popolazione, ma decima le risorse di cui l’esercito ha bisogno per continuare la guerra: Cibo, prodotti per l’igiene e medicinali, carburante e lubrificanti e quant’altro necessario per una guerra di queste dimensioni sono prodotti solo in misura limitata, se non addirittura nulla. Il trasporto di ciò che è disponibile nei luoghi in cui è necessario è un ulteriore problema in condizioni di continue interruzioni di corrente e di generale mancanza di risorse. La consegna di enormi quantità di munizioni per l’artiglieria, la riparazione di hardware usurati, infine il ridispiegamento delle truppe: tutto questo diventa un programma di assoluta emergenza quando c’è un’interruzione generalizzata dell’energia elettrica. Per non parlare della sopravvivenza della popolazione tra le rovine.
2“Il settimanale tedesco ‘Der Spiegel’ ha riferito solo questa settimana che i servizi segreti tedeschi hanno informato i politici della sicurezza del Bundestag in una riunione segreta che l’esercito ucraino stava perdendo un numero di soldati di tre cifre al giorno nei combattimenti intorno a Bachmut…. L’esperto militare Markus Reisner ipotizza che l’Ucraina abbia ancora abbastanza soldati per occupare le sue posizioni difensive. ‘Ma possiamo già vedere che ci sono problemi nel reclutare nuovi soldati’, avverte Reisner”. (RND, 1.2.23) I reclutamenti forzati di ucraini sempre più anziani e giovani sono all’ordine del giorno.
“In pochi giorni qui verrebbero sparate le scorte di munizioni pari a quelle di interi Paesi della NATO, secondo Rafael Loss, esperto di politica di sicurezza e difesa presso il think-tank European Council on Foreign Relations. L’Ucraina spara tra i 5.000 e i 10.000 proiettili di artiglieria al giorno. Si tratta di un quantitativo pari a quello di un intero mese in Afghanistan. I continui combattimenti stanno facendo diminuire le scorte di munizioni dell’esercito ucraino”. (n-tv, 14.1.23)
3Il Capo di Stato Maggiore americano Mark Milley calcola che “la Russia ha perso “ben oltre 100.000” soldati. Questo include i membri regolari dell’esercito, ma anche i mercenari che combattono dalla parte russa. I russi hanno subito un numero enorme di perdite nelle loro forze armate. Per la Russia, la guerra si sta trasformando in un “disastro assoluto””. (n-tv, 20.1.23) “L’arsenale militare russo è stato gravemente indebolito. Secondo una stima pubblicata questa settimana dall’Istituto Internazionale per gli Studi Strategici, ha perso quasi la metà dei suoi carri armati e sta ripiegando sulle scorte di armi più vecchie (e talvolta sovietiche). Le scorte di munizioni della Russia si stanno rapidamente esaurendo”. (Washington Post, 17/2/23)
4“I partner della NATO esitano sulla fornitura di carri armati. Dopo la promessa tedesca di consegnare 14 carri armati Leopard-2 A6 all’Ucraina, altri partner della NATO stanno esitando a fornire i propri contributi, secondo quanto riportato dai media. Secondo le informazioni del settimanale ‘Der Spiegel’, non ci sono ancora impegni precisi per assemblare un battaglione di carri armati Leopard 2 per l’Ucraina insieme ai 14 carri armati tedeschi. “La formazione dei battaglioni si sta rivelando un’impresa laboriosa”, affermano ambienti governativi. Il governo tedesco aveva deciso una quindicina di giorni fa che la Germania, insieme ad altre nazioni europee, avrebbe consegnato all’Ucraina due battaglioni di carri armati equipaggiati con Leopard-2 entro la fine di marzo”. (SZ, 4.2.23) “Dopo le consultazioni con i partner della NATO, il Ministro della Difesa Boris Pistorius non è riuscito a raccogliere un numero sufficiente di carri armati del tipo moderno Leopard 2A6 perché l’Ucraina possa equipaggiarne un battaglione. Oltre ai 14 carri armati promessi dalla Bundeswehr, solo il Portogallo è disposto a fornire tre di questi modelli. Un battaglione ucraino comprende 31 carri armati. Non raggiungeremo la forza di un battaglione”, ha detto il politico della SPD dopo un incontro a Bruxelles mercoledì con i ministri degli Stati che hanno mostrato interesse a partecipare. Alla domanda su come Kiev dovrebbe impiegare mezzo battaglione, Pistorius ha risposto: “Dovrete chiederlo agli ucraini”. La Polonia, invece, che aveva preso la guida di un battaglione di Leopard 2A4 e che vuole fornire anche 14 carri armati, è riuscita a organizzare “poco meno di trenta” carri armati del vecchio tipo. Pistorius ha detto, a titolo di spiegazione, che c’erano meno A6 che A4. Le dichiarazioni rilasciate il giorno prima, secondo cui le condizioni operative dei modelli A4 non erano “così esaltanti”, non sono state ripetute dal ministro. Gran parte dei carri armati “saranno in grado di essere in Ucraina tra la fine di marzo e la fine di aprile”. La Danimarca è tra i Paesi che si sono rifiutati di condividere le donazioni della Germania. Per quanto riguarda la Svezia, Pistorius ha riferito che sta ancora valutando. Il vuoto nel battaglione A6 “tedesco” potrebbe essere colmato se la Germania accettasse un’offerta del capo del governo olandese Mark Rutte. Rutte ha proposto al Ministro di ricomprare i 18 Leopard 2A6 presi in leasing dalla Germania e facenti parte di un battaglione tedesco-olandese e di donarli all’Ucraina. Finora non c’è stata alcuna richiesta di mettere a disposizione questi carri armati”, ha detto Pistorius, ma poi ha respinto la proposta nel merito. Se venissero messi a disposizione, ha detto, significherebbe “un ulteriore indebolimento della prontezza operativa della Bundeswehr”. Il ministro ha sottolineato che entro l’inizio del 2024 si aggiungeranno “oltre 120 carri armati Leopard 1A5″, attualmente in fase di riparazione. Si tratta di un modello al livello degli anni Ottanta”. (FAZ, 16.2.23)
“La Gran Bretagna ha annunciato di voler iniziare ad addestrare i piloti ucraini il prima possibile. ‘Speriamo di avere i primi piloti ucraini qui per l’addestramento in primavera e ovviamente vogliamo che inizi il prima possibile’, ha detto un portavoce del Primo Ministro Rishi Sunak. Sunak ha anche incaricato il Ministro della Difesa di esaminare quali jet da combattimento potrebbe fornire la Gran Bretagna. Ma si tratta di un progetto a lungo termine ‘e non di una capacità a breve termine di cui l’Ucraina ha più bisogno ora’”. (SZ, 9.2.23) “‘La Gran Bretagna non ha mai detto che fornirà sicuramente dei jet da combattimento all’Ucraina’. Ha solo detto ‘che inizieremo l’addestramento per migliorare la capacità di resistenza dell’Ucraina, probabilmente per il dopo conflitto'”, ha dichiarato il ministro della Difesa britannico Wallace.” (FAZ, 10.2.23) “L’equipaggiamento con aerei da combattimento servirebbe solo alla ‘resilienza a lungo termine degli ucraini’. A breve termine, le macchine dovrebbero essere fornite con centinaia di personale di supporto, “e non stazioneremo questi uomini in Ucraina””. (FAZ, 16.2.23)
5Ed è già in corso: “Il Primo Ministro si offrirà di aumentare la quantità di addestramento offerto dalla Gran Bretagna alle truppe ucraine e di estenderlo ai piloti di caccia per garantire che l’Ucraina possa difendere il proprio spazio aereo anche in futuro. L’addestramento garantirà che i piloti siano in grado di pilotare in futuro jet da combattimento avanzati secondo gli standard NATO”. (gov.uk/government/news)
6Pistorius: “Non escludo nulla per ora. Ma la Germania si è impegnata a schierare una divisione completamente equipaggiata entro il 2025. Stiamo parlando di proteggere il fianco orientale della NATO. Devo mantenere la difesa e la prontezza operativa. Prendiamo il sistema di difesa aerea Patriot: Al momento, in Germania abbiamo ancora esattamente uno di questi sistemi. Se lo do via anche adesso, non potrò nemmeno esercitarmi”. (Intervista al Ministro della Difesa Boris Pistorius in SPIEGEL, 17.2.23)
7“Avendo probabilmente esaurito la maggior parte dei proiettili da 152 e 122 mm dell’artiglieria sovietica, l’Ucraina dipende ora sempre più dai Paesi della NATO per i proiettili da 155 mm e i relativi cannoni. Ma le forniture degli alleati occidentali, da cui si è rifornita finora, si stanno rapidamente esaurendo. L’America ha iniziato a fornire obici e proiettili da 105 mm a corto raggio per compensare la mancanza di proiettili di calibro maggiore…. L’Ucraina dipenderà presto da ciò che le industrie di armi americane ed europee riusciranno a produrre. Attualmente, gli Stati Uniti possono produrre circa 180.000 proiettili da 155 mm all’anno, mentre l’Europa ne ha prodotti circa 300.000 l’anno scorso, secondo Bastian Giegerich dell’Istituto Internazionale per gli Studi Strategici, un think tank. Il tutto equivale a poco meno di tre mesi di consumo per l’Ucraina. L’industria della difesa statunitense è progettata per la massima efficienza nella produzione in tempo di pace”, afferma Jim Taiclet, capo della Lockheed Martin, il più grande appaltatore della difesa statunitense. Ciò significa che gli appaltatori possono produrre solo la quantità di munizioni necessaria a sostituire quelle utilizzate per l’addestramento. I governi occidentali e le aziende produttrici di armi si sforzano ora di aumentare la loro produzione…. Il Congresso ha ora autorizzato l’uso di contratti pluriennali per dare alle aziende maggiore certezza sulla domanda. Finora, tuttavia, tali contratti sono stati utilizzati soprattutto per aerei, navi o carri armati costosi, non per singole munizioni. Si spende anche per eliminare i colli di bottiglia della produzione…. Un processo simile è in corso in Europa. Armin Papperger, capo della tedesca Rheinmetall, afferma che la sua azienda può aumentare rapidamente la produzione da 70.000 a 450.000 proiettili all’anno o più, dopo aver recentemente accettato di acquistare Expal Systems, un produttore di munizioni spagnolo. Rheinmetall sta anche costruendo un nuovo impianto di munizioni in Ungheria. CSG, un produttore di armi ceco che l’anno scorso ha prodotto 100.000 granate, spera di aumentare la sua produzione a 150.000 pezzi quest’anno. Anche l’azienda norvegese Nammo potrebbe aumentare la sua produzione. I Paesi dell’ex Patto di Varsavia stanno persino accarezzando l’idea di riaprire le fabbriche per la produzione di munizioni da 152 mm, in modo che l’Ucraina possa continuare a utilizzare l’artiglieria di fabbricazione sovietica. Ma nonostante l’urgenza, i governi europei non hanno firmato molti contratti di approvvigionamento. Papperger si è detto disposto a prefinanziare alcuni degli investimenti necessari per accelerare la produzione di proiettili e missili, ma senza contratti certi la disponibilità delle aziende private è limitata”. (The Economist, 18.2.23)
8“I franchi colloqui del mese scorso a Kiev hanno rispecchiato gli sforzi dell’amministrazione Biden per conciliare gli obiettivi dell’Ucraina con ciò che l’Occidente può sostenere dopo un anno di guerra. Mettere in riga l’Ucraina non è sempre stato facile, hanno riferito persone che hanno avuto familiarità con le trattative private. Per mesi, l’Ucraina ha dedicato ingenti risorse e truppe alla difesa di Bakhmut, nel Donbass orientale. Analisti e programmatori militari americani hanno sostenuto che non è realistico difendere contemporaneamente Bakhmut e lanciare una controffensiva in primavera per riprendere un’area che gli Stati Uniti considerano più importante. Tuttavia, Zelensky attribuisce un’importanza simbolica a Bakhmut, secondo due alti funzionari governativi, e ritiene che perdere la città sarebbe un colpo al morale dei combattenti ucraini. Venerdì Zelensky ha dichiarato che le forze del suo Paese “combatteranno finché sarà possibile” per controllare la città, che è sul punto di essere conquistata dalla Russia. Se da un lato i funzionari statunitensi hanno dichiarato di rispettare il fatto che Zelensky sapesse come mobilitare al meglio il suo Paese, dall’altro hanno espresso il timore che se l’Ucraina combattesse ovunque la Russia inviasse truppe, ciò andrebbe a vantaggio di Mosca. Hanno invece esortato l’Ucraina a dare priorità alla tempistica e alla condotta della controffensiva in primavera, soprattutto laddove gli Stati Uniti e l’Europa stanno addestrando i combattenti ucraini su alcune delle armi più complesse che stanno per arrivare sul campo di battaglia”. (Washington Post, 13/2/2013) “Allo stesso tempo, gli analisti dell’ISW notano che la difesa di Bakhmut ha costretto la Federazione Russa a dispiegare non solo i Wagneriani ma anche la preziosa potenza aerea russa”. (strana.news, 15/2/2013) “Mentre gli Stati Uniti e l’Europa cercano modi per aumentare la produzione di granate da immagazzinare in patria e rifornire l’Ucraina per le sue offensive nei periodi caldi, stanno osservando gli attuali sforzi di addestramento in Inghilterra e Germania per cambiare il modo in cui l’Ucraina si muove sul campo di battaglia. Questo include la ricerca di modi per sconfiggere la Russia senza usare troppe munizioni. Stiamo lavorando con i soldati ucraini in vari luoghi d’Europa per fare un addestramento supplementare per le manovre”, ha detto il Segretario alla Difesa statunitense Austin (…) c’è una buona possibilità che usino meno munizioni per l’artiglieria”. (Politico, 14 febbraio 2013)
9L’assegnazione misurata e frammentaria di risorse belliche dà ad alcuni esperti militari, che nessuno accuserebbe di essere tifidella propaganda di Putin, l’impressione deludente che l’Ucraina venga salvata solo facendone un mattatoio: “Gli americani cercano di sostenere l’Ucraina sempre quando una situazione simmetrica diventa asimmetrica, cioè quando la Russia ha il sopravvento, in modo che torni ad essere una situazione simmetrica. Ma si guardano bene da non reagire oltre, perché temono che la Russia si senta messa all’angolo e reagisca in modo irrazionale. In altre parole, stanno cercando di logorare i russi anche sulla linea del tempo. Per dirla con una metafora: I russi stanno strangolando gli ucraini sperando che si esauriscano. E gli americani stanno strangolando i russi sperando che a loro manchi il fiato prima degli ucraini. La tragedia è che questo non è il modo per porre fine alla guerra in tempi brevi”. (Intervista con l’analista militare austriaco Markus Reisner, tagesschau.de, 21.2.23)
“Il capo di Stato Maggiore ucraino, il generale Saluschnij, ha recentemente dichiarato: ‘Ho bisogno di 300 carri armati, 600-700 veicoli da combattimento di fanteria e 500 obici per spingere le truppe russe nelle posizioni precedenti all’attacco del 24 febbraio’. Tuttavia, con quello che riceve, “non sono possibili grandi operazioni”. C’è però da chiedersi se le forze armate ucraine abbiano ancora un numero sufficiente di soldati idonei per poter utilizzare questi sistemi d’arma, viste le ingenti perdite degli ultimi mesi. In ogni caso, la dichiarazione del generale Saluschnij spiega anche perché le forniture di armi occidentali non consentono all’Ucraina di raggiungere i suoi obiettivi militari, ma si limitano a prolungare la guerra”. (Intervista al generale in pensione Harald Kujat, infosperber.ch)
10In America si dice “walking and chewing gum at the same time”.
